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L'agguato a sé stessi di Nello Ceccon Anche per me a volte ci sono momenti di sconforto e di depressione che mi prendono. Bastano due respiri consapevoli e tutto passa. Prendo carta e penna e scrivo. In quel momento tutto viene trasformato, con la penna che scorre, la mia anima comincia a "cantare", emerge dalle tenebre dell'ansia, della paura e del rancore in cui era avvolta. È solo una questione di divenirne consapevoli ed comprendere che possiamo trasformare le emozioni negative che ci bloccano. Come ci insegnano dalla fisica quantistica, il divenire consapevole, osservatore di un evento porta a cambiare l'evento stesso. Essere osservatori delle proprie emozioni non è un esercizio difficile, poiché, conosciamo i nostri "pensieri"; se guardiamo il processo del pensare al di fuori delle categorie a cui ci hanno abituati fin dall'infanzia, possiamo considerare i "pensieri" dei dialoghi interiori. Partendo da questa prospettiva tutto cambia. Possiamo dire che la nostra mente "chatta", chiacchiera, le parole, le frasi che ne escono possono non essere la nostra vera espressione, sono il frutto del condizionamento esterno, delle esperienze passate, dell'ego che emerge e che si sente separato dal resto della vita. Proviamo a considerare, a scrivere quello che ci sta passando per la mente ora, trascriviamo il dialogo interiore; ci accorgiamo che le parole, gli schemi mentali che emergono, sono continuamente ripetuti, quante volte ripetiamo interiormente la stessa frase? Il dialogo interiore ci può bloccare, fissare, ingessare in una situazione, in un atteggiamento, e noi rimaniamo lì, imprigionati. Il dialogo interiore è ciò che assorbe la maggior parte dell'energia vitale nella giornata, lo dobbiamo sostenere con la nostra attenzione e ci distrae dalla percezione diretta delle cose, degli eventi, delle relazioni. Quando ascoltiamo una persona, se siamo attenti le sue parole entrano direttamente in noi, riusciamo a capirle, memorizzarle ed assimilarle. Molto spesso ci capita di "udirle", ma in realtà la nostra mente è assorbita dal dialogo interiore, che sta probabilmente giudicando la persona davanti a noi, che consuma la nostra attenzione ed oscura ciò che le nostre orecchie stanno udendo. Quante volte ci capita questo in un giorno? Possiamo fare la stessa considerazione anche in altre situazioni: quante volte parliamo senza parlare? Quante volte mangiamo senza mangiare? Quante volte camminiamo senza camminare? Conoscere il dialogo interiore, accorgerci che c'è, sapere che effettivamente non è sempre possibile fermarlo, fa parte della nostra crescita personale; renderlo in sintonia con ciò che veramente siamo e che abbiamo bisogno fa parte del nostro addestramento quotidiano. Molto spesso l'atto della percezione fa cambiare la nostra struttura mentale, possiamo spostarci verso un diverso focus, verso una nuova configurazione interiore, possiamo anche esercitarci a "spegnere" il dialogo interiore. Impariamo a rendere la nostra mente fluida, per ogni situazione, spostarla veramente verso dove la nostra intenzione si vuole focalizzare. |
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