Pubblicato nel Notiziario degli Ingegneri dei Verona, Numero sett-ott. 2006
Ing.
C’è un grande fermento intorno all’innovazione tecnologica, se ne parla a livello politico e tutti i grandi economisti indicano l’innovazione come la strada maestra per il mantenimento del vantaggio competitivo del nostro paese.
Ci sono molte sfaccettature intorno al concetto di innovazione.
Per prima cosa dobbiamo considerare bene che cosa si intende innovazione: la definizione secondo il documento della Comunità Europea “Innovation and the Lisbon Strategy” è la seguente “Innovazione consiste nel produrre, assimilare ed utilizzare con successo le novità nelle sfere economiche e sociali”.
Questa definizione è molto ampia e va oltre il paradigma che l’innovazione si fa solo con le nuove tecnologie, con le nanotecnologie o con le biotecnologie, come sembra che gli attuali consorzi per l’innovazione si stiano invece orientando.
Nella vasta accezione che viene data al concetto di innovazione, il compito dell’ingegnere può diventare notevole perché, a differenza dei ricercatori delle università e dei laboratori privati, l’ingegnere è perfettamente collegato al mondo economico e sociale, pur avendo conoscenze tecnologiche-scientifiche di altissimo livello.
Ha la possibilità di influire direttamente nella cultura sociale e soprattutto nella cultura d’impresa.
L’ingegnere, come detentore e gestore delle conoscenze, diventa una figura da valorizzare nelle imprese, e diventare il perno su cui ruotano tutti i progetti necessari per rilanciare la competitività di prodotto e di mercato del tessuto produttivo italiano.
Per acquisire questa leadership, è necessario che le competenze tecniche siano sinergicamente conglobate con quelle competenze che sono alla base dei processi innovativi e cioè:
-spirito di imprenditorialità
-pianificazione strategica
-benchmarking e presidio tecnologico
-creatività, generazione di idee e gestione delle conoscenze (knowledge management)
-spirito di collaborazione con clienti e fornitori
-Pianificazione finanziaria: private equity, venture capital, business angels,…
La competitività delle imprese si può ottenere con il continuo miglioramento dei prodotti e servizi(innovazione incrementale), nonché con l’utilizzo nuovo e creativo delle tecnologie che vengono messe a disposizione dal mercato o dai settori di ricerca (innovazione radicale).
Consideriamo per esempio le compagnie di volo low cost, che, insieme ad un nuovo concetto di fornire servizi a bordo degli aerei, sono riuscite ad utilizzare la tecnologia di internet per ridurre drasticamente i costi e migliorare i servizi, hanno cioè introdotto una innovazione radicale, utilizzando nuove idee e tecnologie nuove ma già note.
Questo è il modello d’ innovazione che potrà essere facilmente applicato in Italia, dove non sono diffusi i centri di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie, dove non ci sono grandi imprese disposte ad investire in maniera massiccia sulla ricerca, dove però ci sono le potenzialità per lo sviluppo di idee creative ed innovative.
L’aspetto metodologico e di sistema diventa perciò vitale per poter avviare qualunque progetto di innovazione efficace.
Per questo motivo vorremmo analizzare alcuni passi che sono necessari per garantire il processo di innovazione nelle imprese.
La generazione di
progetti innovativi non può essere un evento spontaneo, lasciato all’iniziativa
di singole persone o di un singolo dipartimento,
indipendentemente dal ruolo e dal peso che hanno nell’organizzazione.
Per avere successo l’innovazione deve fondare su basi chiare,
diffuse ed inquadrabili in quelle che sono le strategie generali dell’impresa.
Per poter scegliere
la direzione con cui si vuole intraprendere l’innovazione, devono essere
considerati i fattori di mercato, le sue dimensione ed
i prodotti già esistenti. Solo in questo modo è possibile ipotizzare l’impatto
che si può avere nel caso di successo o di insuccesso
dell’idea innovativa.
Anche il posizionamento attuale nella catena del valore dei
prodotti/servizi fino al momento offerti può essere d’aiuto per avere un
riferimento strategico. È molto probabile che se l’impresa è posizionata a monte della catena del valore, sia più efficiente
utilizzare i metodi tradizionali di sviluppo nuovi prodotti, mentre per chi si
trova posizionato a valle della catena, sarà più facile considerare processi
meno ortodossi per lo sviluppo delle novità.
Queste considerazioni
devono essere inquadrate nel contesto generale,
tenendo ben presente quale è la cultura aziendale e quali sono i valori
veramente presenti.
Alla fine, attraverso
una mappatura ed una valutazione d’insieme potrà
esser possibile scegliere quale strategia seguire per innovare. Diventa poi
rilevante la necessità di condividere e di comunicare a tutti i livelli dell’impresa le linee guida che saranno seguite.
B.
Focalizzazione
delle aree su dove agire (identificazione delle opportunità)
Il presidio
tecnologico è una delle attività più importanti che una
moderna organizzazione deve svolgere, per garantire che le energie impiegate
nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti siano utilizzate nel modo più
efficace.
La conoscenza del
mercato, attraverso il continuo presidio dei bisogni della clientela, e
l’attenzione verso i nuovi prodotti, servizi, tecnologie che vengono
messe a disposizione dai fornitori, risulta essere uno dei componenti più
importanti per garantire il continuo flusso generatore di nuove proposte.
L’attenzione verso i fabbisogni dei clienti e le opportunità del parco
fornitori può diventare una fucina di idee e di
soluzioni molto efficace.
Diventa critica la
scelta dei clienti innovatori (leader user), che
possono essere di stimolo nella fase di identificazione
dei bisogni ed anche per lo sviluppo delle soluzioni.
Altrettanto si può
dire per i fornitori, coloro che sono collaborativi e che sono anche detentori
di soluzioni ad elevato contenuto tecnologico, possono diventare una fonte
inesauribile per sviluppare innovazione.
Da qui si possono
individuare migliori opportunità che il mercato offre, si possono orientare i
progetti verso l’utilizzo delle nuove tecnologie che lo stato dell’arte sta
mettendo a disposizione, si possono creare nuovi servizi ed individuare azioni
di complementarietà che vanno ad ampliare l’offerta.
Questo aspetto deve
essere valorizzato al massimo, in ogni organizzazione. Le grandi idee spesso
derivano da approcci sistematici,e questo lo hanno
compreso molto bene i paesi scandinavi, Finlandia
La conoscenza dei
singoli individui, se è ben gestita, acquisisce un enorme valore, soprattutto
se poi viene incrociata con altre conoscenze. Il
processo di Knowledge Management e
Qui di seguito
elenchiamo alcuni strumenti che possono essere utili per generare e gestire le
idee.
a Tecniche Creative, divergenza e convergenza
a Sistemi creativi iterattivi
a Tecniche di Problem Solving
a Cross Fertilization
a Tecniche di Gestione delle Idee
a Triz
Questa è la fase che
va effettivamente a caratterizzare un buon processo di innovazione.
È di fondamentale importanza il coinvolgimento di più attori possibili, perché
è solo dall’incrocio di diverse esperienze, dalla condivisione di problemi e possibili soluzione, dall’apertura verso il cambiamento e
verso la diversità, che è possibile ottenere risultati di elevata originalità
ed efficacia.
La cultura della
creatività va coltivata e diffusa anche nelle aziende di piccole dimensioni,
perché, opportunamente gestita e metodicizzata, è in
grado di fornire risultati tangibili ad elevato ROI.
La valutazione e la
selezione delle idee innovative è una delle fasi più critiche, perché si deve
prendere la decisione, in conformità con le strategie e le politiche aziendali,
quale idea deve essere sostenuta in termini di risorse umane, finanziarie ed
organizzative.
Per tale ragione un
buon sistema di gestione dell’innovazione deve prevedere modalità di
valutazione, che possano essere incrociate, per definire la bontà di una idea, considerando lo stato attuale dell’azienda in
termini di:
a
Posizionamento di
mercato e fabbisogno dei clienti
a
Know how interno
a
Congruenza
con le politiche e gli obiettivi strategici
a
Potenziali disponibilità finanziaria
a
Impatto
tecnologico interno ed esterno
a
Proprietà
del patrimonio intellettuale
Per
propria natura, qualunque progetto di innovazione
presenta un elevato rischio economico e finanziario. Più l’innovazione è di tipo radicale, più elevati sono i rischi. La
progettazione finanziare di questi progetti deve essere effettuata
con molta attenzione, considerando anche che ci sono molti attori, anche
esterni, che possono essere chiamati in gioco.
L’autofinanziamento
è la strada che molti imprenditori percorrono, soprattutto in Italia, dove non
esiste una vera e propria cultura del rischio di capitale. Attingere alle
risorse interne a sua volta può generare rischi molto gravi, ad esempio una apparente perdita di redditività dell’impresa, in quanto
la ricerca e sviluppo sono quasi sempre beni intangibili. Nel caso in cui il
progetto si debba fermare per vari motivi, la piena e
solida responsabilità finanziaria dell’evento può essere causa di fallimenti e
chiusure inaspettate.
Per
queste ed altre ragioni che vedremo più avanti, andiamo a descrivere quali
altri attori possono essere messi in gioco nei progetti di Innovazione.
Le
fonti esterne per l’approvvigionamento del capitale di rischio possono essere
raccolte in due grandi tipologie: Venture Capital e
Private Equity.
Può
essere utile andare a vedere quali sono nel dettaglio
gli strumenti che possono mettere a disposizione questi tipi di finanziatori.
Venture Capital
È
il tipo di finanziamento da ricercare per l’avvio di un nuovo progetto. Ci
possono essere degli interventi mirati, secondo lo stato di sviluppo del
progetto. All’inizio si parla di “seed financing”,
quando l’investitore interviene nella prima fase di avvio, durante la prototipazione e sperimentazione del progetto. Questo tipo
di finanziamento è ad alto rischio, in quanto bisogna prevedere una elevata mortalità, ma anche dei risultati attesi
elevati.
Lo
“start up financing” avviene quando il prodotto o
servizio è già stato sperimentato e comprovata la sua funzionalità, ma non sono ancora state verificate le risposte del mercato. In
questa fase si finanzia la struttura e la prima organizzazione.
Nel
“first stage financing” vengono
finanziate le aperture ad operatori non specialisti e viene focalizzata
l’analisi di mercato e delle potenzialità commerciali. In questa fase anche le
attività produttive sono state completate, perciò il focus è più nel mercato e
nella rete commerciale da avviare.
Il Venture Capital è uno strumento che può essere utilizzato anche dalle
aziende già presenti nel mercato, ma che richiedono dei cambiamenti strutturali
legati alle loro capacità produttive o altri sviluppi di cambiamento interni.
In tutti i casi un vero Venture Capitalist è
in grado di mettere a disposizione esperti nel campo della gestione
dell’innovazione, in termini di organizzazione e di sostegno dell’intero
processo, dalla pianificazione strategica al lancio di mercato.
Il
private equity interviene con investimenti in imprese che hanno già
superato la fase iniziale di start up, ma che necessitano di investimenti per
una maggiore integrazione con i mercati, con i fornitori oppure pe
In Italia gli
investimenti di Venture Capital, dopo un iniziale
incremento in concomitanza con la bolla speculativa delle compagnie dot-com, sono in continuo calo, e l’attrattività
verso capitali stranieri è diminuita negli ultimi cinque anni. Probabilmente
questo è dovuto proprio alla scarsa diffusione della
cultura innovativa, che non è in grado di proporre progetti ed iniziative
competenti, tali da ricevere finanziamenti dalle società specializzate nel
capitale di rischio.
F.
Sviluppo
& Ricerca come attività tradizionale (progettazione, dettagli e prototipazione)
La fase di sviluppo
di un nuovo prodotto è ovviamente una parte topica del processo di innovazione. È importante che la progettazione avvenga in
modo flessibile e che coinvolga il numero di attori
più ampio possibile. La cultura dell’innovazione parte dall’acquisire una certa
integrazione della progettazione e sviluppo con gli altri settori dell’impresa.
Da una indagine fatta recentemente
negli Usa dal Council on Competitiveness
National Innovation Initiative, gli intervistati ritengono che l’innovazione
derivi dalle opportunità offerte dalla collaborazione con i propri clienti e
fornitori con una frequenza del 78%, contro ad esempio il 32% dalle Università
e 17% dai Laboratori Federali, e dalla
presenza in azienda di persone con eccellenti competenze tecniche e
scientifiche (70%).
Grafico 1

Con quale frequenza la vostra azienda collabora con i seguenti gruppi nel
processo innovativo
% che ha
risposto Molto Frequentemente o Frequentemente
fonte Council on
Competitiveness-2005 National Innovation Survey
.
Sempre da questa indagine è emerso che l’innovazione si gioca su diverse fondamenta, che secondo gli intervistati sono state valutate in ordine d’importanza: avere disponibili i migliori scienziati-tecnici, avere relazioni con un ampio parco di clienti e fornitori, avere a disposizione dirigenti intraprendenti e robuste infrastrutture di comunicazione.
Grafico 2
100 Dollari allocati su queste risorse, in accordo al
livello di innovazione dei prossimi tre anni relativi
della vostra impresa

fonte Council on Competitiveness-2005 National Innovation
Survey
All’interno di un
processo di progettazione di prodotto con elementi innovativi, ci deve essere
un approccio che comprenda gli aspetti integrali
dell’argomento che si vuole affrontare, che sia d’unione tra i bisogni dei
clienti, le opportunità che vengono offerte dai fornitori e le competenze e
capacità realizzative all’interno dell’impresa.
Andiamo ad accennare
brevemente alcune di queste metodologie.
a
Quality Function Deployment
È un sistema per
tradurre i bisogni del cliente in una appropriata
richiesta per l’impresa, in ogni stadio, dalla ricerca e sviluppo del prodotto,
all’ingegnerizzazione e produzione, dalle vendite e
marketing alla distribuzione.
Questo richiede
una modalità di operare molto diversa da quella usuale.
In questa tabella possiamo compare l’approccio usuale nello sviluppo di un
nuovo prodotto e quello che propone la metodologia del QFD.
|
Approccio consueto |
Approccio QFD |
|
Specifica delle richieste interne (ogni cosa è importante), spesso
fornita da Tecnici e Dirigenti. |
Diffusione della “voce del cliente” (che decide che cosa è importante |
|
Progettazione e costruzione con tolleranze specifiche |
Progettazione e costruzione verso valori obiettivo (ridotte
variazione e dispersioni) |
|
Reazione ai problemi del cliente |
Ottimizzazione del prodotto e del processo di progettazione |
Fonte Applying QFD in Various Industries Kurt R. Hofmeister, America Supplier Institute.
Nell’approccio
consueto viene data massima fiducia alla parte
tecnica, tralasciando in effetti i reali bisogni ed obiettivi che il mercato
richiede, rincorrendo anzichè prevenendo eventuali
problemi che sorgono nello sviluppo.
Il QFD è una
metodologia integrata di progettazione e sviluppo di nuovi prodotti in cui
tutte le funzioni aziendali assumono una parte attiva nella definizione delle
specifiche del prodotto, focalizzandosi sui risultati che effettivamente si
vogliono ottenere, quantificati ed espliciti, anziché su “quello che si pensa
di riuscire a fare”.
a
Progettazione
per l‘industrializzazione e l’assemblaggio
L’attenzione alla fase produttiva fin dalla progettazione è un fattore
chiave per semplificare il prodotto e diventa uno stimolo per integrare le
nuove tecnologie ed i nuovi componenti che vengono
offerti nel mercato, con l’obiettivo di ridurre i costi e migliorare la qualità
e le prestazioni del prodotto.
La metodologia permette di ridurre notevolmente il numero di componenti o di processi, nel caso in cui il prodotto sia un
servizio.
Anche in questo approccio viene data enfasi
all’intreccio funzionale che è necessario tra progettazione e sviluppo prodotto
con le altre funzioni aziendali, come la produzione, la logistica e
l’approvvigionamento dei materiali e/o servizi.
Altre metodologie che qui solo accenniamo sono
da considerare già in fase di sviluppo prodotto, quali ad esempio il benchmarking, , il Concurrent Engineering ed il Co-Design. È
inoltre auspicabile che ogni impresa abbia formalizzati
i passi per lo sviluppo di nuovi prodotti, considerando il Project Management
uno strumento utile per la gestione globale di tutte le attività da svolgere.
Ogni processo
innovativo di tipo radicale ha alcune fasi che, sebbene possano sembrare solo
ipotetiche, alla fine si manifestano con sistematicità.
La fase della
produzione pilota serve per comprendere se l’innovazione è in grado di superare
quella fase che secondo le teorie della Disruptive Innovation viene chiamata
dell’abisso (chasm). Alcuni prodotti o servizi
possono esplodere nel mercato, arrivando a livelli di diffusione notevoli,
altri invece possono stabilizzarsi in un’area di nicchia, molto più limitata,
oppure possono rivelarsi dei veri e propri flop di
mercato. Per comprendere tutto questo, e per non fare investimenti che poi
potrebbero risultare azzardati, è ragionevole
pianificare una fase in cui si andrà a coprire una ben definita e limitata fetta del potenziale bacino di
mercato, utilizzando linee di produzione limitate, con ridotti investimenti
industriali.
Questo diventa utile
per affinare anche i processi produttivi e logistici, apprendere
dall’esperienza, senza andare ad intaccare un esteso numero di
utilizzatori del prodotto e/o servizio.
È perciò una fase
distinta di riflessione, per vedere se quello che si è creato può veramente
funzionare nel mercato, prima di affrontare i notevoli investimenti richiesti
dalla produzione estesa.
I
primi contatti con il mercato diventano importanti per avviare il processo di
miglioramento continuo che ogni nuovo prodotto e/o servizio richiede. La fase
del lancio pilota è la migliore per andare ad aggiustare quegli elementi che
sono sfuggiti, pe
Solo quando sono state completate tutte le precedenti fasi, è possibile realizzare una produzione di massa, effettuare costosi investimenti nella produzione e logistica, nella comunicazione e nel marketing. Questa fase, pianificata, potrà ricevere finanziamenti da attori diversi rispetto a quelli che hanno operato nelle fasi precedenti.
A livello trasversale uno degli elementi più critici da
considerare nella gestione del processo di innovazione
in azienda, è la gestione delle Risorse Umane. Come in tutti gli altri campi
aziendali, è l’elemento che fa la differenza, e pe
a Il sovradimensionamento del potenziale professionale (esteso uso di laureati)
a La motivazione e la visione individuale
a L’empowerment (la crescita del valore personale)
a La rotazione periodica dei compiti e delle mansioni (job rotation)
a L’utilizzo di competenze non proprie di un certo settore (laureato umanistico in mansioni tecniche)
a La comunicazione e la condivisione dei valori dell’innovazione
a L’apprendimento continuo
La cultura imprenditoriale orientata
all’innovazione è una opportunità cui possono disporre
anche singoli soggetti detentori di elevata conoscenza tecnico-scientifica . È
una nuova forma di Knowledge Management,
in cui il singolo ha la determinazione, l’energia e la visione di proseguire e
provare a stabilire come materia di vendita la propria competenza. Una volta
questo era inquadrabile nella “Professione”, e gli Ordini Professionali, in un
certo modo, hanno contribuito a diffondere la cultura tecnica e professionale
nel nostro paese. Ora però le nuove conoscenze sono difficilmente inquadrabili
nell’ambito degli Ordini esistenti, e questi nuovi individui con forti
competenze innovative, non hanno strutture da cui trarre sostegno
imprenditoriale.
È necessario creare dei network che possano sostenere queste nuove competenze, che generalmente
sono state acquisite in grandi società o in centri universitari. Creare cioè un sistema che possa facilitare lo scambio di
esperienze di management, il superamento dei nodi burocratici, lo scambio di
competenze in termini di contratti, accordi, relazioni con la clientela e la
condivisione di spazi virtuali di mercato. Queste strutture possono anche
essere un motore dell’innovazione, facilitando lo scambio e gli aggiornamenti
delle competenze professionali, la possibilità di interscambio
di consulenze ultraspecializzate.
Il focus nell’innovazione e nel knowledge management potrebbero essere leve significative per ammodernare gli Ordini Professionali e
farli diventare strumento di sostegno dei nuovi professionisti, che potranno a
loro volta contribuire allo sviluppo innovativo in Italia.
L’Ordine degli Ingegneri per sua
natura potrebbe facilmente conseguire questo obiettivo,
con il vantaggio di coinvolgere fasce di professionisti, soprattutto coloro che
operano nelle industrie ed imprese di servizio, che al momento non sono molto
partecipi alle attività dell’Ordine.
Parlare di innovazione richiede competenze a 360° della sfera aziendale, e per questo c’è bisogno, da parte di tutti, di un profondo sforzo di flessibilità e fluidità. L’ingegnere detiene le maggiori conoscenze e competenze dell’impresa in cui opera, perciò può diventare uno dei principali attori del processo di innovazione. Con le sue capacità di gestione e di management è in grado di sistemizzare quello che fino ad ora viene svolto spesso in modo convulso, allacciandosi a conoscenze e metodologie che sono consolidate ma anche poco diffuse, soprattutto nelle piccole e medie imprese. Da qui svolge anche un ruolo sociale, che è quello di mantenere la leadership di prodotti innovativi del paese Italia acquisita nei passati decenni, e che ora è seriamente minacciata dai nuovi attori del mercato globale.
Gli Ordini degli Ingegneri possono
avere un ruolo di spinta dell’Innovazione, portando
rigore e pragmaticità in un processo che deve ancora
essere chiarito e ben diffuso nel paese, soprattutto nell’ambito delle piccole
e medie industrie, che hanno svolto e che potranno svolgere un ruolo sempre più
importante nella nostra società.