Resistenze Culturali all’Innovazione

Di Nello Ceccon

Premessa

Le tecnologie e le conoscenze sono note e disponibili a livello mondiale in tutti i paesi più industrializzati. Le loro applicazioni sono conosciute nella maggior parte della popolazione, pensiamo ad esempio all’elettronica di consumo.

Quello che invece è poco noto, è l’utilizzo efficace di queste tecnologie nel settore delle imprese italiane.

Se consideriamo ad esempio la tecnologia della banda larga, in Italia sta avendo una spinta propulsiva non tanto dalle imprese ma dal settore privato. Questo può significare che effettivamente le aziende, nonostante la disponibilità di certe tecnologie, non le utilizzano, non le conoscono, e quindi non sono in grado considerarle come un vantaggio competitivo, per avviare qualunque processo di innovazione.

Su questa premessa, è doveroso che ogni programma per la diffusione dell’innovazione nelle imprese tenga in considerazione, insieme a quella puramente tecnologica, altre componenti, quali: il fattore umano, la cultura d’impresa, la cultura sociale e la cultura di mercato.

 

Molto spesso vediamo che si confonde la tecnologia con l’innovazione. La conoscenza delle tecnologie che vengono messe a disposizione dall’attuale ricerca e dai settori d’avanguardia è una condizione necessaria per innescare il processo innovativo, ma non è il solo elemento di cui si ha bisogno e soprattutto non è la vera innovazione. La tecnologia dovrebbe essere considerata una “commodity” che bisogna mettere a disposizione di chi vuole affacciarsi con spirito imprenditoriale alle continue sfide che impone il mercato.

 

Per ragioni quindi che vanno ben oltre alla disponibilità tecnologica, alcuni paesi come l’Italia, che appartengono alla categoria dei più sviluppati, al momento sono in difficoltà nel creare nuovi prodotti e nuovi servizi.

L’utilizzo di nuove tecnologie, allo stato attuale dell’arte, può richiedere investimenti che hanno un basso ritorno economico a breve termine. Le imprese non sono abituate a valutare gli effetti potenziali di sviluppo nell’utilizzo delle nuove tecniche e non mettono questo asset nella valutazione dell’investimento.

 

A fronte di un programma mirato alla diffusione della tecnologia, sono necessari altri interventi che possono creare terreno fertile per la nascita, la crescita ed il consolidamento di imprese che portano la cultura dell’innovazione come elemento caratterizzante.

 

Che cosa impedisce alla sola tecnologia di portare una mentalità innovativa?

Il focus deve essere portato verso altri fattori che contribuiscono a creare un ambiente innovativo diffuso, come per esempio:

a    La capacità di creare nuove idee

a    La capacità di recepire nuovi bisogni del mercato

a    La capacità di avviare nuovi progetti e/o nuove imprese

a    Lo spirito d’imprenditorialità

a    L’abilità di sostenere e scoprire le motivazioni e le visioni della propria sfera personale e dell’ambito sociale.

a    L’abilità di avere un atteggiamento positivo verso il nuovo

 

In sintesi possiamo definire l’innovazione come l’intersezione di tre insiemi:

a    Tecnologia

a    Mercato

a    Creatività

 

 

È opinione diffusa che l’innovazione debba essere un processo attivo solo nei settori industriali e manifatturieri, tralasciando invece altri gli ambiti che sono alla base del sistema economico nazionale.

L’innovazione, nella definizione che abbiamo dato prima, può essere vista come un concetto diffuso, che pregna ogni attività economico-imprenditoriale,

Un programma per la diffusione dell’innovazione tecnologica deve poter spaziare, oltre che nei distretti industriali, anche in altre piattaforme produttivo/economiche, come ad esempio: il turismo, l’arte, lo spettacolo ed anche il mondo dei servizio, banche, assicurazioni, scuole,…


L’innovazione tecnologica deve dare la possibilità a tutti i settori economici di esplorare nuovi prodotti e nuove possibilità originali.

Fonte: Deutshes Institute fur Betriebswirtschaft (DIB) in RKW-Zeitung Wirtschaft & Produktivitàt, Aprile 1998, tratto da A New Approach to Idea Management-ImaginatikResearch, Agosto 2001

 

 

 

Le resistenze culturali alla generazione di nuove idee

Andiamo ad analizzare i fattori che possono essere d’impedimento alla generazione di nuove idee nell’ambito dell’impresa. È fuori di dubbio che il fattore umano ha una rilevanza non indifferente per il successo di ogni impresa, analogamente ha un ruolo fondamentale anche nell’ambito dell’innovazione.

La perdita di innovatività che molte aziende stanno soffrendo è dovuta ad una scarsa cultura di partecipazione da parte dei loro addetti, e questo è dovuto per difetto di autostima, di motivazione e di scarsa valorizzazione dei programmi di suggerimenti.

 

 

 

Analisi Comparata dei Programmi di Suggerimento Aziendali

 

Usa

Giappone

Suggerimenti per impiegato

0,16

18,5

Rapporto di adozione

38,7%

89,7%

Rapporto di partecipazione

10,7%

74,3%

Premio Medio

$454

$4

Risparmi per Suggerimento

$5.586

$176

Risparmio netto per impiegato

$335

$3250

Fonte: Rapporto Nazionale Annuale sui Sistemi di Kaizen Giapponesi: US Department of Commerce (95-96), tratto da A New Approach to Idea Management-ImaginatikResearch, Agosto 2001

 

 

La ragione principale per cui in molti paesi, compresi quelli Europei, non danno sufficiente importanza ai sistemi di suggerimento di nuove idee è la errata considerazione del processo creativo e la scarsa disponibilità ed utilizzo di strumenti per valutare correttamente i lavori creativi e di generazione di nuove idee.

 

Per creare un circolo virtuoso di innovazione è necessario andare alle radici delle motivazioni di ogni individuo.

Se si conoscono e si hanno motivazioni positive, anche il campo del potenziale umano viene attivato. È necessario perciò andare a fare leva negli atteggiamenti. nelle motivazioni e nelle credenze delle singole persone per poter raccogliere le grandi capacità che potenzialmente tutti gli individui possiedono.

La motivazione è la consapevolezza di una propria “visione” della vita,  è la spinta propulsiva ad avere un atteggiamento positivo nei confronti delle proprie idee innovative, negli stimoli ambientali, sociali e tecnologici cui ogni individuo viene a contatto.

 

La motivazione è ciò che fa cambiare “una buona idea” in una “idea di successo”.

 

Un altro elemento necessario per attivare il circolo virtuoso dell’innovazione è quello dell’utilizzo delle capacità di sintesi, intuitive, del pensiero laterale, dello sviluppo creativo delle proprie competenze ed attitudini. Sia nell’innovazione graduale, quella tipica del miglioramento continuo, che in quella radicale, è richiesta un’ottima abilità nella generazione, nella condivisione e nella revisione delle idee creative, non convenzionali, generate all’interno delle proprie strutture organizzative.

 

Le nuove idee inoltre si formano negli ambienti che sono così detti “contaminati”, cioè dove c’è un crocevia di varie culture e discipline, dove vengono stimolate eventuali applicazioni o rilevate complementarietà tra i vari settori della ricerca e della tecnologia.

L’innovazione passa attraverso l’utilizzo delle opportunità che vengono offerte dai know how sviluppati in vari ambiti. Da questo punto di vista una resistenza culturale può essere individuata nell’incapacità del sistema italiano di operare armonicamente tra i diversi campi tecnologici: l’interdisciplinarietà, che era un punto forte della cultura e dell’innovazione nei decenni passati, è ora diventato un possibile fattore di debolezza. La capacità di lavorare in gruppo, di gestire le riunioni e di comunicare efficacemente sono altri fattori che contribuiscono al mancato incrocio fertile delle diverse idee che sono già disponibili.

 

Resistenze culturali del mercato e dell’impresa

 

I sistemi europei, ed in particolare il sistema economico-finanziario italiano, hanno una scarsa propensione al nuovo ed al rischio. Lo spirito imprenditoriale, per la sua natura intrinseca di creare il nuovo, è riconosciuto come uno dei motori principali dell’innovazione, ma non è né coltivato e nemmeno riconosciuto sufficientemente come valore.

C’è la diffusa opinione che se qualcuno “cade giù” poi non è più capace di “tirarsi su”, e questo è un grande impedimento per la nascita di nuove opportunità. È necessario che avvenga un cambio culturale del concetto di rischio d’impresa, da aggiungere alle necessarie leve finanziarie che devono essere utilizzate in questi casi (Angels, Venture Capital, …).

 

Per quanto riguarda le imprese italiane, principalmente PMI, sono state fondate generalmente da una o più persone che ne conoscevano i prodotti ed i mercato ed erano a conoscenza delle tecnologie disponibili in quel momento. Da un punto di vista storico questo è avvenuto intorno agli anni sessanta e settanta: ora sono guidate da imprenditori di seconda generazione, che spesso hanno difficoltà culturali ad andare oltre le loro visioni tradizionali di mercati e di prodotti.

 

L’innovazione radicale avviene in periodi di grandi movimenti sociali, come sono quelli attuali, e la capacità di generare questo tipo di salto deve essere opportunamente coltivata nelle aziende che desiderano prosperare. Le innovazioni radicali rappresentano il nuovo paradigma da offrire alla clientela, che può generare nuovo valore aggiunto, mentre trasforma o sconvolge il mercato preesistente, e questo obbliga le vecchie aziende alla perdita di quote di mercato che poi può portare alla fine di un certo settore industriale (vedere le perdite in termini di occupazione degli attuali distretti italiani).

 

Un altro segnale di scarsa propensione all’innovazione delle nostre aziende PMI, lo si vede dall’inefficacia della legge sull’innovazione, la 46/82 che nella maggior parte dei casi che si è trasformata in un puro esercizio contabile, in cui molte spese vengono riclassificate a bilancio come R&S.

 

Le aziende italiane, in generale, non hanno strategie e tattiche per l’innovazione e la R&S, probabilmente perché non hanno tradizione e cultura in merito. Le aziende che hanno una storia, nate 50-70 anni fa,  sono state costrette per sopravvivere ad organizzare un proprio settore di R&S, ma le PMI hanno iniziato la loro attività senza avere esperienza di come portare avanti la “R&S”, “Innovazione”, “Nuove Tecnologie”.

È sintomatico che a breve termine le PMI stiano rincorrendo nuovi mercati, nei paesi in via di sviluppo, che necessitano di prodotti con scarsa componente innovativa, ma questo è solo un modo per rimandare la vera questione, del necessario cambiamento che dovranno attuare per non scomparire.

 

 

 

 

Le proposte

 

È necessario coniugare la necessaria diffusione tecnologia con la spinta creativa e la capacità creatrice che l’uomo e le organizzazioni intrinsecamente possiedono.

 

Tra i fattori abilitanti all’innovazione dobbiamo comprendere la centralità dell’uomo come insieme di

a    Motivazioni

a    Visioni

a    Potere creativo

a    Potere imprenditoriale

a    Potere tecnologico

 

Le proposte operative riguardano l’infusione della cultura dell’innovazione negli individui e nelle imprese.

Alcuni temi da sviluppare e diffondere nei vari ambiti aziendali, interaziendali, distrettuali, universitari ed istruzione in generale, sono:

a    Metodologie per lo sviluppo e l’utilizzo del processo creativo

a    Modelli organizzativi dell’innovazione

a    Entrata delle nuove generazioni nel processo innovativo italiano

 

 

 

Pipeline dell’Innovazione : Metodologie per lo sviluppo e l’utilizzo del processo creativo ed innovativo:

Invece di parlare della “creatività” si può parlare di “creazione”, nel senso che dobbiamo essere il più possibile dei creatori della realtà in cui viviamo.

La creazione implica un primo processo di generazione delle idee o creatività ed un successivo processo di utilizzo delle idee appena generate.

Nella creatività si parla di “processo divergente” e di “processo convergente”, e sono processi fondamentali per la generazione di idee che siano ragionevolmente condivisibili con il resto della comunità in cui si opera. Possono essere usati gli elementi classici oppure alcuni elementi innovativi che utilizzano i concetti di base dei sistemi dinamici non lineari (o sistemi caotici).

In questo ambito la cross fertilization e l’interdisciplinarietà saranno gli altri elementi di caratterizzazione del processo creativo.

L’altro aspetto importante è la necessità di lavorare a livello sottile nelle persone per fare uscire nuove idee e comportamenti attivi, o meglio, per fare “ricordare” le idee che si generano durante le normali attività, dare loro l’energia per esprimerle, presentarle ed attivarle nel giusto modo.

È necessario conoscere e comprendere gli stili personali e le motivazioni negli individui, quali comportamenti e credenze favoriscono e quali non favoriscono lo sviluppo di nuove idee e di nuove imprese.

 

La Pipeline dell’Innovazione andrebbe ad introdurre dei nuovi modelli per aiutare le organizzazioni a raggiungere gli obiettivi attraverso applicazioni sistematiche e sostenibili dei processi e metodi innovativi e creativi, in tutte le aree d’impresa (KnowledgeBoard).

 

 

Modelli organizzativi dell’innovazione

Lo sviluppo e la relativa diffusione di modelli organizzativi per l’innovazione potrebbe essere un fattore di successo per l’avvio del circolo virtuoso dell’innovazione nelle imprese.

Nel passato si sono sviluppati modelli organizzativi per la gestione della qualità (sistemi qualità), o dell’ambiente (sistemi ambientali) ora è il momento di diffondere dei “sistemi organizzativi d’innovazione” all’interno delle imprese. Modelli di organizzazione che vanno a verificare l’esistenza e la coerenza dei processi di innovazione e sviluppo già presenti in azienda, e che vanno poi a strutturare e a controllare le attività di innovazione e sviluppo che l’azienda vuole perseguire.

In tale contesto possono essere introdotte varie strategie e metodologie per l’innovazione, per esempio la disruptive innovation, per facilitare nelle imprese lo sviluppo di prodotti e servizi rivoluzionari che il mercato potrà apprezzare.

Per andare oltre si potrebbe poi pensare ad una sorta di Certificazione del Sistema Innovativo Aziendale, come stimolo, anche di mercato, alle aziende di conseguire tale eccellenza.

 

 

Entrata delle nuove generazioni nel processo innovativo italiano

Un altro fattore di successo è la spinta verso chi può generare idee ed innovazioni radicali (disruptive innovation). Il modello americano è ricco di storie di successo da parte di persone che erano poco più che teen-agers.

Quante aziende italiane possono vantare come fondatori persone che hanno meno di 25 anni?

La vera innovazione deve poter permettere alle nuove generazioni di mettere a disposizione le proprie idee, le visioni che si sono formate nel continuo contatto con gli oggetti tecnologici che hanno avuto fin dall’infanzia.

L’ Università dovrebbe avere un ruolo prevalente in questo campo, ma risulta ancora troppo ingessata nei piani di studio, percorsi formativi obbligatori, …

Forse non abbiamo giovani talenti in Italia?

L’Ista in questo campo potrebbe creare una struttura di Venture Capital per scovare i talenti e le idee innovative, ad esempio creando una specie di portale per favorire lo scambio di idee innovative, le applicazioni delle nuove tecnologie, utilizzando opportuni portali web, motori di ricerca esistenti, altri sistemi multimediali di comunicazione. I campi operativi e di diffusione potrebbero essere direttamente gi studenti universitari, in parte, ma anche siti web linkati con altri punti di aggregazione giovanile.

È necessario muoversi ed andare oltre ai canali classici, quali possono essere le Associazioni Industriali o di altre categorie.